Eh va bè, sì, che ci volete fare. Ogni tanto mi prende anzi, mi assale, anzi mi arriva addosso come un treno un certo spleen, una certa qual noia leopardiana, o per dirla alla Holly Golightly, una brutta serie di paturnie, e non posso far altro che farmi travolgere dalla marea di tristezza e curarmi a botte di libri di Wodehouse, massicce dosi di film d’epoca e quantità AB normali di Bruce. Finora rimedi alternativi non ne ho trovati, e d’altra parte forse aveva ragione mia nonna, ( non quella che diceva che La gente sono pazzi, quell’altra, la nonna Carolina ) che ribadiva come la mia testa fosse completamente vuota, si poteva sentire il vento entrare da una parte e uscire fischiando dall’altra. Ma è anche vero che solo i veri borghesi, i grandi bastardi e gli indifferenti non soffrono d’insonnia e paturnie, perché non avendo inconscio non hanno rimorsi, pensieri deleteri o ricordi infelici con i quali è molto difficile se non impossibile convivere, e dormono pacifici come bovini.

Comunque, poiché la vita ci insegna che fortunatamente tutte le cose hanno una fine, anche le più brutte, ( a parte rare forme di vita nanoide arcoriana che si abbarbicano tenacemente alla poltrona ), dopo qualche mese di paturnie si sente come la necessità di momenti più spensierati. Non c’è poi nulla di male di per sé nelle paturnie, così come nel formaggio tomino elettrico, nello yogurth agli anacardi o nei diserbanti ai sali d’arsenico, ma qualunque di queste cose, se ingerita in quantità eccessiva, rischia di rovinare la digestione, o almeno l’appetito, e quindi, miei cari, ben ritrovati.

Inquisit's confidence was a little rusty at
09:26 of
lunedì, 28 maggio 2007

commenti (4)
"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".