"Brucemania": patologia esplosa soprattutto nel mondo occidentale che ha avuto come epicentro all'inizio degli anni '70 il New Jersey, negli Stati Uniti.
In pochi anni il contagio ha varcato l'oceano e ha colpito milioni di persone - ambosessi tra i 20 e i 60 - in tutta Europa. (Cabro)spagna e Italia le aree dove il virus è tuttora più attivo.
Il decorso è sostanzialmente benigno, ma come nella malaria si manifesta ciclicamente, con periodi di frenesia paranoica ogni due anni o più. Subito dopo la crisi, che può durare anche diversi mesi e spinge il malato a viaggi della speranza in giro per l'Europa e oltreoceano, si manifestano pesanti crisi depressive, i cui effetti vengono solitamente alleviati con l'aiuto di massicce somministrazioni di vinile, da tempo sostituite dalle multinazionali del settore con sostanze più raffinate.
Il bisogno però spinge i brucemaniaci a procacciarsi dosi sempre più pesanti della sostanza: esauriti in breve i prodotti di origine legale, si affidano al mercato nero e ai downloads da internet.
I contagiati spesso si ritrovano in gruppi di sostegno, sul modello degli alcolisti anonimi, dove celando la propria identità si scambiano consigli e sostegno psicologico. In alcuni casi però avvengono anche scambi dei suddetti materiali illegali.
Trooppo bellina 'sta definizione! Me l'ha segnalata Angela, che l'ha copiata da una firma sul forum, che è di uno che l'ha trovata su Wikipedia, insomma non è mia, non si sa di chi è, il proprietario è avvisato, la sto solo prendendo in prestito, ma è troppo bedduzza, e io la posto. Tiè.
Media World di Vouguera, interno giorno.
Io e mia madre siamo in coda al banco informazioni per ritirare un regalo ottenuto accumulando punti con la loro prestigiosa carta di fidelizzo.
Alla radio trasmettono con mio estremo scoglionamento un brano di Ambra Angiolini, attuale esimia Duse del Lido, Io t’appartengo, e io ci tengo, e se prometto poi mantengo.
BENE.
Finisce lo scoglionamento. Parte I’m goin’ down. Oilalà.
Le due addette al banco, ventenni taglia 36 con ombelico di fuori, mèches e unghie blu, si scambiano opinioni.
-Questa mi è sempre piaciuta.
(brava bambina!)
L’altra rumina una cicca a piena mascella.
- Mmmh. Che cos’è?
-Mah, non lo so. Credo i Green Day. O forse quelli vecchi, come si chiamano, gli AerosmithS.
(EH?)
So già che non interverrò nella diatriba. Da tempo ho deciso di assumere un atteggiamento di tolleranza verso chi non è degno di accedere alle più alte vette dell’ espressività artistica. Li lascio sguazzare nel brodo primordiale della loro ignoranza musicale.
E’ il nostro turno. Mia madre, classe 1937, capelli grigi, occhiali alla Mister Magoo, golfino verdolino e ciabatta da mercato, appoggia la tessera fidelizzo sul banco.
-Questo – esordisce con fermezza – è Brùs.
Le due ventenni la fissano. Anch’io, a dire la verità. Cosa tirerà fuori, ora? La genitrice è nota per fare figure imbarazzanti a livello mondiale.
-Cos... Chi... Prego?
La genitrice non mi guarda nemmeno per conferma.
-Questo che canta, è Brùs, il Boss, non uno di quelli lì che ha detto lei, signorina.
-Oh… ma signora, è sicura? – ridacchiano. – Come fa a essere sicura?
-Questa voce, fiòra, gira per casa mia da vent’anni. Non ho bisogno di controllare. E poi, è un uomo che ha dato così tante soddisfazioni a mia figlia, le ha dato un sacco di felicità. Per forza lo riconosco.
Mi sento debole sulla ginocchia. Improvvisamente mia madre mi sembra rifulgere in una luce dorata e impugnare una spada da Cavaliere Jedi. La mia mamma ultrasettantenne sta difendendo Springsteen in pubblico, e io non ho parole.
Le ventenni la guardano stranite.
-Non lo deve confondere con altri, sa? – continua la genitrice con una certa severità. Poi aggiunge magnanima:
-Ma è giovane, imparerà.
Domani vado a comprarle un set di posate nuove. ( è prosaico, lo so, ma o quello, o una gita premio alla casa di riposo a trovare una vecchia zia un po'sbavante...
e va bene,ok, set di posate E gita, se lo merita)
Better days are shinin' through!