Ed ecco qua, buon 21 giugno a tutti noi, a chi c’era, a chi non c’era, a chi avrebbe voluto esserci, a chi ci sarà.
 
Per pochi, come dicono i Buick Brothers, il primo concerto di San Siro fu IL viaggio senza ritorno, per altri un’avventura da ricordare, per qualcuno nemmeno un ricordo, oramai.
 
Per me, sì, fu l’inizio di un viaggio senza ritorno.
 
Che mi ha portato oggi, tra l’altro, a essere felice, perché sì, veramente, questa è la mia vita da allora, no retreat e no surrender, il rock’n’roll mi porta via da qui, e sì, oh sì, tutte le risposte per me stanno in suo disco, davvero.
 
E sapere che tra quattro giorni sarò sotto il palco, di nuovo, e lo vedrò ridere.
 
Oh sì.
1985
 
Inquisit's confidence was a little rusty at
15:40 of
sabato, 21 giugno 2008

commenti (10)

DISCLAIMER: questo post non riguarda in alcun modo i presenti.

Nota tecnica per i non-springsteeniani:

il primo concerto che Springsteen tenne in Italia fu per il Born in the USA Tour il 21 giugno 1985, a Milano, Stadio San Siro, allora Meazza.

Poi è tornato in Italia per tutti i successivi tour mondiali, ma non in quello stadio. Il 28 giugno 2003, diciotto anni, diciotto ( 18 ), dopo la sua prima volta in Italia, ha tenuto il suo secondo ( secondo – SECONDO – II ) concerto a San Siro, senza Meazza ma con in più il terzo anello.

Nota per gli amici: Vi voglio bene. Siete i miei amici, avete il mio rispetto come fans e vi voglio bene. Ma io non festeggio il 28 giugno perchè per me San Siro Day sarà, forever and ever, il 21 giugno.

Ieri era il 28 giugno, e mi dicono che nella maggior parte dei forum Springsteen oriented il topic e la frase più gettonate erano Viva Viva il 28 giugno, e Buon San Siro Day. Ciò posso purtroppo confermarlo perché ho ricevuto io pure la mia brava dose di ms e mail augurali, cosa che mi ha lasciato sulle prime leggermente incredula, stato d’animo che ha però cominciato a degenerare per condurmi verso le due del pomeriggio a una sana incazzatura nonché dichiarata avversione per i mittenti, perché mi dicevo, mi dico e mi ridico CHE ( per citare il blog omonimo) NON E' CHIARAMENTE POSSIBILE, non è evidentemente pensabile, non è umanamente credibile.

Ho 24 anni di militanza springsteeniana alle spalle. Il termine militanza non è scelto a caso. Ciò nonostante, anzi, proprio per questo, non salgo su pinnacoli guardando con superiorità il gregge ai miei piedi che ha comprato Born to run nel 1999 e ha visto il suo primo concerto nel 2002 (cfrt. prgf. "Atteggiamenti e Cita Penziero" ), non ostento il numero dei concerti da me visti, non indosso ricky-magliette dei miei incontri con Bruce. Se un ragazzo si mette a raccontarmi del suo primo autografo di Bruce o di come non potendolo raggiungere attraverso la ressa pur di avvicinarlo un po’ gli ha dato una pacca sulla spalla non mi metto a ridere sguaiatamente parlandogli dei miei *** autografi e delle *** volte che l’ho guardato negli occhi, the man himself. Lo ascolto e rido con lui, perché si vede che vuole bene a Bruce ed è felice ed emozionato, e io sono contenta per lui, e con lui.

Cerco di essere onesta. Credo che tutti gli springsteeniani seri dovrebbero esserlo, essendo che sono springsteeniani. Penso che la maggior parte lo siano, a dire la verità, e che molti ragazzi e ragazze che ieri si mandavano allegri messaggi fossero genuinamente contenti, e va bene così.

Ciò che non tollero, ciò che mi fa incazzare, ciò che sono stufa di sentire, è la massa di ipocriti che grida " Buon 28 giugno a tutti i miei Blood Brothers" perchè dopo anni che ha sentito esaltare San Siro '85 ciò che in realtà vuole davvero poter dire è: "L’ho visto anch’io San Siro, e tu, vecchio fan, vecchio stronzo che hai pagato il biglietto ventimila lire più duemila di diritti di prevendita, tu, la tua storia, i diciotto anni trascorsi dietro a Bruce e la tua vita precedente, non contano un cazzo, e il 21 giugno non ha più alcun significato, ora che ci siamo noi nuovi fans, e mi metto pure a citare Growin up perché è evidente che parlava a me, di me che il 28 giugno 2003 c’ero".

E io, io Inquisition, io, a questo, non ci sto.

Lo so, brutti babbuini ipocriti, che vi pesa non esserci stati nel 1985, così come a me pesa non esserci stata nell’81. Ma quando vado in America e parlo con gente che lo ha visto nel '78, nel 1978 CAZZO, io sto zitta, non mi metto a blaterare Ah io c’ero nel 2003 a Philadelphia.

E allora, statevi zitti, zitti, zittissimi.

E i Mille fans italiani, i mille pazzi molto pazzi, non siete voi che nel 1985 non c’eravate. Non stava parlando con voi in quel preciso momento, è triste, ma è anche vero. E Growin up e il siamo cresciuti insieme, in quel momento, no, neppure quello era per voi.

E se anche vi è (ovviamente) piaciuta, non la potete aver capita e vissuta e sentita come chi in quei diciotto anni passati è veramente cresciuto con Bruce. Non è che dovete star qua a far dei drammi, del resto. E’ la realtà dei fatti, di certe canzoni, e di certi momenti. Quando al Giants Stadium Bruce ha attaccato Jersey Girl io ero emozionatissima e senza parole, ma sapevo che non la stava cantando per me, giovane fracassona oriunda di Voghera, e non delle Jersey swamps.

E allora, San Siro 2003 è stato un gran concerto, uno tra i miei primi cinque in assoluto ( e dire che ne ho visti ***). Mi ha emozionato, l’ho amato, mi ha regalato momenti e ricordi straordinari, e sarà per molti versi indimenticabile.

Ma per quelli che diciotto anni prima erano già vivi e grati a Bruce, e che nel tempo trascorso con lui hanno versato quel sudore che consuma l’animo e attraversato quel dolore di vivere e crescere che sembra non arrivare mai a una fine, per quelli Milano, San Siro e Bruce vogliono dire 21 giugno 1985, perchè hanno ancora negli occhi quel primo momento in cui hanno posato lo sguardo sulla sinistra del palco da dove stava uscendo un giovane uomo che allungava la mano per prendere la sua Excalibur, e sanno che forse ce la possiamo pure fare, a uscirne vivi, e se non ce la faremo, bè, è stato solo rock’n’roll.

Zitti.

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Inquisit's confidence was a little rusty at
18:34 of
venerdì, 29 giugno 2007

commenti (26)
"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".