Da: "Paragon Hotel, David Morrell, 2005", libro che ho evidentemente comprato per il solo fatto che nel risvolto di copertina c'era parte di quanto sotto.
Il libro in sè è un horror non male, in ogni caso, e vi dirò che tutte le volte che ho visto Asbury Park di notte ho sempre pensato che fosse un luogo ideale per ambientarvicisi un horror. E quando ci vado di giorno, certo, vago con gli occhi sgranati nel mio bimbo mondo springsteeniano, cioè sono ad Asbury Park, N.J., ok, ma ho sempre molto netta la sensazione che sia proprio un posto malato, marcio, vecchio e putrido, e mi fa una paura fottuta che Bruce ci vada in giro in moto così, da solo, tanto per farsi un giro. Ma va bè.
Ho evidenziato i motivi unt riferimenti springsteeniani del tutto (avrei fatto prima a evidenziare tutto, per dire, ma comunque) .

La località di villeggiatura di Asbury Park fu fondata nel 1871 da James Bradley, un industriale di New York che decise di chiamarla così in omaggio a Francis Asbury, il vescovo che introdusse il metodismo in America. Bradley scese quel preciso punto della costa perché era facilmente raggiungibile sia da New York sia da Philadelphia. I metodisti, attratti dai viali alberati e dalle chiese imponenti, vi stabilirono le loro case estive. Con l’oceano, tre laghi e numerosi parchi, era il posto ideale per le passeggiate e i picnic familiari.
Nei primi anni del Novecento il Boardwalk, la passeggiata a mare, con il suo lungo impalcato, diventò l’orgoglio della costa del New Jersey. Ci venivano migliaia di villeggianti che, quando non erano intenti a godersi il sole sulla spiaggia o a nuotare, mangiavano caramelle all’acqua di mare e visitavano il palazzetto tutto in rame e vetro che conteneva la giostra dei cavalli, o l’edificio del parco dei divertimenti, il Palace Amusements, dove sperimentavano l’autoscontro, la barca del Tunnel dell’Amore, la ruota panoramica. Ignorando i principi ispiratori metodisti della comunità, molti approfittavano anche del casinò costruito all’estremità meridionale della passeggiata.
Nel corso della Prima Guerra Mondiale, dei ruggenti anni Venti, della Depressione e di buona parte della Seconda Guerra Mondiale, Asbury Park continuò a prosperare. Ma nel 1944, quasi a simboleggiare ciò che ancora doveva arrivare, un uragano distrusse buona parte della zona. Ricostruita, la località balneare cercò di ritrovare l’antica grandezza, lottò per consolidarla negli anni Cinquanta e riuscì quasi a preservarla negli anni Sessanta, quando i concerti rock affollarono
Nel 1970 sopravvenne ineluttabile il declino. Se il rock and roll era il segno dei tempi, lo erano altrettanto la guerra in Vietnam, le proteste pacifiste e i disordini razziali. Questi ultimi si abbatterono su Asbury Park con la violenza di un uragano: vetrine fracassate, macchine rovesciate, saccheggi e incendi che sventrarono l’intera cittadina. Le famiglie del posto cominciarono ad andarsene e i villeggianti si trasferirono in nuove località lungo la costa. Vennero rimpiazzati dalla controcultura, hippy, musicisti, motociclisti. L’allora sconosciuto Bruce Springsteen andava spesso nei club locali a cantare la disperazione della Boardwalk, e il desiderio di vivere on the road.
Negli anni Ottanta e Novanta l’instabilità politica e la crisi immobiliare vanificarono ogni tentativo di ridare vita alla cittadina. A mano a mano che i residenti se ne andavano, intieri isolati rimanevano disabitati. Il Palace Amusements, risalente al 1888 e tratto distintivo di Asbury Park, cedette al maglio demolitore nel 2004. Il Boardwalk in rovina rimase deserto, così come il famoso circuito su cui motociclette e macchine truccate avevano corso a cento chilometri all’ora: ai vecchi tempi, partendo da Ocean Avenue, svoltavano a ovest per un isolato, si lanciavano a sud su Kingsley Avenue, proseguivano a est per un altro isolato e riprendevano la corsa verso nord sulla Ocean. Tutto finito. Adesso un passante poteva anche stare un giorno intero in mezzo a Ocean Avenue senza temere di essere investito.
Le macerie e lo stato di abbandono suggerivano l’idea di una zona di guerra dopo i combattimenti. Anche se diciassettemila persone sostenevano di risiedere ancora ad Asbury Park, era raro incontrare qualcuno sulla spiaggia desolata dove cent’anni prima si divertivano folle di bagnanti.
Alla musica delle giostre e alle canzoncine infantili si era sostituito ora il clangore di una lamiera sbattuta dal vento, requiem per un condominio di dieci piani mai terminato. Testimonianza di un misero tentativo di rinnovamento della cittadina, il progetto era rimasto a corto di fondi. Al pari degli edifici storici che lo circondavano – i pochi ancora in piedi – il cantiere era abbandonato.