Ieri era domenica. Mi sono alzata alle 4.30, simpatico orario lavorativo che condivido con alcune categorie di sfigati cronici come i minatori del Galles, gli spazzini della banlieu, i panettieri di un po’ dappertutto e gli operai delle filande nel pieno della Rivoluzione Industriale.

Alle 6.40 sono arrivata in ufficio, e alle 7.00 ho iniziato l’ultimo Harry Potter.

Alle 10.00 ero a pagina 360, più o meno quando Harry ha la bacchetta magica Schiantata e cerca di imparare a usarne una non sua.

Poi è arrivata Giàfaischifo, procurandomi anche un certo trauma perchè avevo sbagliato a leggere i turni e penZavo che per quel giorno non si sarebbe vista.

Dopo aver cercato in tutti i modi di convincerla che se ne doveva andare (Ma hai sbagliato turno? Ma sei sicura che dovevi venire oggi? Ma non è che dovevi lavorare in Room Service? Sicura? Sicura sicura??? Controlliamo meglio) mi sono rassegnata all’evidenza dei fatti, e cioè che me la dovevo sucare per le cinque ore successive, al che le ho detto Va Bè io c’ho da fare e ho ripreso in mano il Potter, per mollarlo in pausa pranzo mentre Harry Hermione e Ron fanno conoscenza del folletto Unci-Unci a pagina 435.

Sono andata avanti un altro po’ ma non tanto, poi alle 15.30 ho timbrato il cartellino e me ne sono ita lasciando Giàfaischifo al suo destino, sono arrivata a casa verso le diciassette e mi sono docciata, poi mentre bevevo il tè coi Plasmon mi sono portata a ridosso di pagina 581, con la Grande Battaglia di Hogwarts e le prime delle sue dolorosissime morti.

Ho cenato, mi sono messa a letto, e l’ho finito, 697 pagine tonde tonde, o angolose angolose.

Non seguo Harry Potter proprio dall’inizio, credo di aver letto il primo libro della saga mentre in libreria usciva il quarto, ma facendo i conti sono comunque cinque anni che mi accompagna fedelmente, ed è un po’ triste che sia finito, ‘sto viaggio.

Ma comunque non mi lamento, sono anche riuscita ad arrivare alla lettura abbastanza indenne di spoiler, cosa mica facile invero.

Non riesco solo a capacitarmi di una cosa, e cioè di come sia possibile che le illustrazioni dell’edizione inglese siano così allucinantemente brutte, no seriamente, sono delle ciabattate prodotte da una banda di sbracati, e gli hanno pure appaltato tutta la serie, e da anni. La gente, ma anche gli editori inglesi evidentemente, sono pazzi.

Il libro al di là del finale che può piacere o non piacere, (a me è piaciuto) (e comunque che non è che ci fosse tutta sta scelta, o si faceva morire Harry, o lo si lasciava vivere, non è che si vedevano tutte ‘ste alternative possibili all’orizzonte, e allora), dicevo secondo me finisce come doveva finire, e senza una frase finale particolare o memorabile o evocativa o struggente, finisce con qualcuno che dice "Va tutto bene", e va bene così.

E comunque è stata proprio una bella domenica.

Harry Potter

Inquisit's confidence was a little rusty at
18:46 of
lunedì, 18 febbraio 2008

commenti (14)
"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".