Cercando di rimanere sulla mai dimenticata via de La Inqui per il sociale, ma senza star qua a raccontarvi la rava e la fava, accade che circa un sei volte l’anno mi capita di essere vittima di un tentativo di scippo fatto da bambini romeni in Stazione Centrale a Milano. Ce ne sono a nugoli, vengono di solito accorpati due a due maschio-femmina in fila per tre col resto di due, e mi puntano spesso perché io porto sempre lo zainetto, non la borzetta.
Le borzette, io, le odio.
Lo zainetto, lui, lo amo.
Ma lo zainetto c’ha che è costituzionalmente costruito con la tasca esterna, e la tasca esterna così esposta e vulnerabile attira irresistibilmente i ditini dei delinquentelli romeni.
So che sono romeni non perché la Sega lombarda c’ha sempre raggione, ma perché un poliziotto con cui mi son messa a parlare dopo il secondo scippo m’ha detto che mandano apposta dalla Romania bambini sotto i quattordici anni perché in Italia non sono perseguibili penalmente, e li addestrano a suon di botte. Sono abbastanza puliti e vestiti decentemente, così da non dare nell’occhio, e si infilano lesti tra gli sciami di pendolari che tra le 17.00 e le 19.00 intasano come un fiume in piena la metropolitana e la piazza della Stazione, ricavando bottini di cellulari e portafogli.
A me sono riusciti a rubare effettivamente una sola volta, nello specifico un portamonete contenente monetume vario e una banconota da cinque neuri.
Il portafoglio e il cello, peffottuna, stanno da tutt’altre parti che non la tasca esterna dello zainetto, che di solito contiene fazzoletti di carta anche usati, merendine, pennarelli, caramelle, fogli vari.
Questo però gli infanto ladri non lo sanno, e dunque se l’occasione si presta, mi puntano e ci provano, e la statistica dichiara che con quello di ieri siamo al sesto tentativo circa.
Ora, al di là di tutto che noi qua si è dichiaratamente di sinistra e con sommo rispetto per le tematiche di Oliver Twist e dell’umana compassione e della carità e della povera infanzia abusata eccetera, VA BENE, ma con tutto ciò comunque se devo dirvi la verità, a me venir scippata mi fa anche girare abbastanza i coglioni.
Sì, son regazzini, sì fanno una vita del cazzo e sì certo bisognerebbe mettere in galera gli organizzatori che hanno messo in piedi tutto ciò, ma comunque a me di voltarmi e di trovare uno sconosciuto, pur se bambino, che ravana nel mio zainetto mi fa girar le balle.
Comunque oltre che a lamentarmi che le cose vanno male male molto male ma male e nascondere negli anfratti più profondi e infimi dello zainetto i miei beni terreni durante la tratta Barriera della Metropolitana –Stazione Centrale non è che posso far molto, visto che di calargli le mani in faccia o altrove non me la sento.
Ho però deciso che almeno sullo sfogo verbale non devo limitarmi, perché comunque a loro non gliene frega niente a prescindere, ma io almeno con la manifestazione sciolta e sincera dei miei sentimenti nei loro confronti mi libero dalle tossine, non mi faccio venire l’alopecia e comunque l’adrenalina in circolo non bisogna mica reprimerla che poi vengono le brutte malattie. Perché io valgo, comunque. 
 
Stazione Centrale di Milano, venerdì 9 maggio ore 10.35.
 
La Inqui attraversa Galleria delle Carrozze, si sente come un peso interiore ma anche esteriore, si volta e trova mano di bambina zingara - con annessa bambina zingara - che ravana nel suo proprio diletto zainetto da concerti.
Sottrae l’amato bene alla ragazzina al grido di “CAZZO! “
Dodicenne zingara: “Scusa scusa!”
Inqui a voce stentorea e con occhi di bragia: “EH Scusa STO CAZZO E VAFFANCULO!”
Dod.zing.: “EEH dai dai!” e scappa ridendo (non so se l’ho già detto, ma sono impuniti e allegramente consapevoli di esserlo).
Inqui: “E DAI IL CAZZO E PORCATROIA!!!”
Signore di mezz’età con valigetta ventiquattrore e completo da uomo d’affari che cammina più avanti si volta al rumore della baruffa e vede la Inqui che apostrofa con termini da camallo una bambina etnicamente abbigliata, ed equivoca.
Signore cagacazzo alla Inqui: Eh ma senta, lei! EH!
Inqui (voltandosi con confuso generico desiderio di sangue): Sta parlando con me? (le componenti springsteeniane della domanda no, non sono casuali, e me ne vanto)
Signore: Eh sì, con lei. Eh ma senta eh! ‘ste parole, con una bambina, eh…
Inqui recuperando gli occhi di bragia e la voce stentorea: Una bambina cosa, COSA? quella bambina zingara lì che sta scappando dopo aver cercato di fregarmi il portafoglio? EH? una bambina cazzo cosa EH? 
Signore cagacazzo con tono incerto e orecchie basse: E no… e non avevo capito, scusi.
Inqui: E non aveva capito no, CAZZO! e tu – alla ragazzina che si sta inabissando nei meandri della metropolitana – Tu! TU!!! HAI ROTTO I COGLIONI!!!
Poi mi rimetto la zainetto in spalla, mi volto serena e ne vado a lavorare bel bella.
Io, vi devo poi dire la verità, per questi momenti qua, peraltro, ci vivo. 
Eheh.
 
 pulp3
 
 
Inquisit's confidence was a little rusty at
18:49 of
martedì, 13 maggio 2008

commenti (7)

fumattia360

 

Sto leggendo questo libro, che raccoglie bestialità e disumanità varie udite in libreria da poveri commessi vessati ma dotati di taccuino per appunti, e mi sto ribaltando dalle risate. Vi posto le mie preferite, ma se potete compratetevelolo.

C'è anche un sito ma putttroppo lo aggiuornano poco.

 

1.       (Libro di Ratzinger appena uscito, costo € 19,50): Minchia 'sto cazzo di papa!

2.       (5 gennaio): Cosa è uscito di nuovo quest'anno?

3.       Avete solo libri o anche qualcosa di utile per la scuola?

4.       Vorrei "Elogio del culo", ma sa se è di donna o di uomo? (EBBE'!)

5.       Cerco un libro sui dinosauri ma bello, con le fotografie, non i disegni.

6.       (Al cellulare con coda di procione): Sì, sono qui dalle librerie ZEFFIRELLI.

7.       Ce li avete i vocabolari delle lingue straniere, quelli per farsi capire?

8.       Buongiorno, cerco la CRESCENZA di Zeno.

9.       Dove sono i libri di PLAUTOLO? (il Nono nano! il nano poeta! ahah)

10.     Vorrei quel libro della Fallaci, "Sciasciallà".

11.     Vorrei quel libro della Fallaci, "Cincillà".

12.     Dov'è giardinaggio? Cercavo una cartina del Vietnam.

13.     Le riviste comuniste si trovano sempre, sono dappertutto, quelle di destra non ci sono mai, o le nascondete?

14.     Scussi, pecchè a fianco a Toshtoi non c'è Toshtoieski?

15.     A che ora chiudete? Alle otto. Della sera? (Ma che domanda è!?) Sa, vengo da fuori...

16.     Avete qualcosa di D'Alema? (No.) Allora prendo il Mein Kampf...

17.     (Indicando una foto su una copertina): Cercavo uno psicologo italiano tipo Morelli che ho visto in tv, forse è questo... (-Quello è Freud!)

18.     Un bel kamasutra illustrato? NO,non è per noi: noi per queste cose non abbiamo tempo.


Ah, ho finito L'urlo e il furore.

Dalla postfazione di Attilio Bertolucci: ... se il lettore arriva alle mie pagine avendo letto il libro per intiero, sono certissimo che mostrerà l'aria un po' stanca ma felice di chi ha condotto a termine vittoriosamente un'impresa ardua ma degna di qualsiasi sacrificio. In questo caso non ho che poche parole da dire, congratulandomi per avere saputo, il lettore imperterrito, vincendo comprensibili impazienze, farsi coinvolgere nell'apparentemente confusa ma quanto mai ricca struttura del libro, intricata, ramificata, frondosa come una grande pianta del Sud.

RAFFAELLA MONICA ed ELISA voi dovete DOVETE leggerlo.

 

 

 

Inquisit's confidence was a little rusty at
19:51 of
mercoledì, 19 marzo 2008

commenti (7)
"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".