Io, per esempio, trovo che il Piccolo Fascista sia il fan più
tristanzuolo, nano e sgradevole dell'emisfero boreale. Devo precisare
che, al momento, non frequento alcun fan dell'emisfero australe.
Il Piccolo Fascista è piccolo, e fascista.
Il Piccolo Fascista si mette in fila dal sabato precedente al
concerto, e ci tiene pure a sottolinearlo. Il Piccolo Fascista non
capisce che le risorse da lui spese ( in termini di ferie, energie,
tempo e soldi ) per stare in fila da sabato le poteva impiegare per
vedersi almeno uno (se non entrambi) dei concerti che ci sono stati
nel frattempo, da Anversa (dove si è perso, tanto per dirne una,
Thundercrack) ad Amburgo (che inanella in set list Something in the
night, Sherry darling e Incident ), e in tutto questo arrivare
comunque in tempo per entrare nel pit a Milano, e persino in
transenna.
Ma questo, al P.F., non interessa.
Questi sono ragionamenti che fa chi ama Bruce per le sue canzoni, per
l'uomo che è e per quello che dice, e quello che dice tra le altre
cose NON E' passa sopra a chiunque si metta di mezzo tra te e la tua
passione per me, e non dice nemmeno ammazza, sputa, picchia, mordi,
ruba il posto a chiunque ma fa in modo di essere sempre il primo di
fronte al mio microfono, perché è questo quello che io voglio da te.
Questo è un comportamento che forse sarebbe accettabile da un Dio da
Antico Testamento, ma non certamente dal cantante che tutti noi
amiamo e rispettiamo. Ma il P.F. è piccolo e fascista, e non può
arrivare a capirle, certe cose. Ma che dico capirle, non può arrivare
nemmeno a immaginarle.
Il Piccolo Fascista pensa di essere stato proprio bravo stavolta, per
dire, perché i braccialetti sono stati distribuiti alle 10.00 del
mattino a San Siro, e nel pomeriggio tutti e novecento gli aventi
diritto sono stati fatti entrare prima di tutti gli altri da un
cancello a parte, evento inusitato ma che ricordo di aver visto
applicato in America già dal 2003, per dire.
Quindi, tanto per chiarire, caro il mio nano, non è merito tuo.
Spiace levarti dall'errore in cui vivi, ma che vuoi farci. Tutti noi
stavolta dobbiamo inchinarci di fronte all'organizzazione della
Security, e al fatto – pur se casuale - che Bruce attualmente in
questo tour non sta facendo sound-check, creando tempi morti che
vengono così sfruttati per sistemare meglio i fan.
Non è, ripeto, non è, no, non lo è, merito tuo. Merito tuo e delle
tue compagne di merende, e te lo devi prendere, è l'immane ma
sapiente lavoro di trituramento dei testicoli della nazione
springsteeniana in ogni e qualsiasi momento in cui la Security manca
e la gestione della fila e della lista vengono lasciate a voi, e
tanto per farci del male citiamo su tutti la concentrata e multipla
incapacità sciorinata nell'organizzazione delle file ai cancelli di
Assago a novembre 2007.
Ma per quanto riguarda San Siro due giorni fa, quello che tu hai
fatto, aggirarti per quattro giorni nel piazzale dello stadio sporco
come se una pizza di mucca ti fosse stata fatta calare direttamente
sul coppino, latrando improbabili ordini e pretendendo di gestire gli
appelli e la fila secondo il tuo volere sì, lo so che ti avrà
procurato delle belle seghine perché nel tuo personalissimo film
mentale tu ti vedi ritto e altissimo e persino pulito ergerti con la
Lista in mano in mezzo a tutti i fan che ti fissano zitti e attoniti
che sembri Giulio Cesare in mezzo al senato romano, ma invece no,
guarda, lo devi capire: ci sono fan seri, fan piacevoli, fan così
così e fan di merda. Poi ci sei tu, e sei in fondo alla catena
alimentare. Hai stufato l'infamia, e la devi piantare.
Molti dei fan che ti trovi di fronte sono degli imbecilli
rincretiniti ed inferiori con i quali non vale nemmeno la pena di
interagire, è possibile. Ma tu, a tutti e a ognuno di loro, devi
rispetto. Non sei migliore solo perché hai visto più concerti di
tanti altri, né perché sei fan magari da più tempo, e nemmeno perché
tu conosci qualcuno dell'entourage di Springsteen.
Non sei un fan migliore per nessuno di questi motivi, e anzi sei uno
dei peggiori proprio perché nel momento in cui ti dico:"Aspetto a
numerarmi per il pit perché i miei amici arrivano tra dieci minuti e
voglio entrare e far e la fila con loro, perché sono i miei amici" tu
mi guardi e non capisci il concetto.
Ma comunque, non ti preoccupare.
Un giorno introdurranno la lotteria anche in Europa, e poi ci sono i
tour acustici, in posti piccoli e senza pit. E tu tornerai a essere
quello che sei: un fallito.
Con immutato sdegno da che ho incrociato la tua sfigata strada a
Udine per la prima volta,
la Inqui.
PS. La discussione, con tutto lo squallore del caso, si svolge su Springsteen_it.
Ma stavolta non potevo esimermi.
Cercando di rimanere sulla mai dimenticata via de La Inqui per il sociale, ma senza star qua a raccontarvi la rava e la fava, accade che circa un sei volte l’anno mi capita di essere vittima di un tentativo di scippo fatto da bambini romeni in Stazione Centrale a Milano. Ce ne sono a nugoli, vengono di solito accorpati due a due maschio-femmina in fila per tre col resto di due, e mi puntano spesso perché io porto sempre lo zainetto, non la borzetta.
Le borzette, io, le odio.
Lo zainetto, lui, lo amo.
Ma lo zainetto c’ha che è costituzionalmente costruito con la tasca esterna, e la tasca esterna così esposta e vulnerabile attira irresistibilmente i ditini dei delinquentelli romeni.
So che sono romeni non perché la Sega lombarda c’ha sempre raggione, ma perché un poliziotto con cui mi son messa a parlare dopo il secondo scippo m’ha detto che mandano apposta dalla Romania bambini sotto i quattordici anni perché in Italia non sono perseguibili penalmente, e li addestrano a suon di botte. Sono abbastanza puliti e vestiti decentemente, così da non dare nell’occhio, e si infilano lesti tra gli sciami di pendolari che tra le 17.00 e le 19.00 intasano come un fiume in piena la metropolitana e la piazza della Stazione, ricavando bottini di cellulari e portafogli.
A me sono riusciti a rubare effettivamente una sola volta, nello specifico un portamonete contenente monetume vario e una banconota da cinque neuri.
Il portafoglio e il cello, peffottuna, stanno da tutt’altre parti che non la tasca esterna dello zainetto, che di solito contiene fazzoletti di carta anche usati, merendine, pennarelli, caramelle, fogli vari.
Questo però gli infanto ladri non lo sanno, e dunque se l’occasione si presta, mi puntano e ci provano, e la statistica dichiara che con quello di ieri siamo al sesto tentativo circa.
Ora, al di là di tutto che noi qua si è dichiaratamente di sinistra e con sommo rispetto per le tematiche di Oliver Twist e dell’umana compassione e della carità e della povera infanzia abusata eccetera, VA BENE, ma con tutto ciò comunque se devo dirvi la verità, a me venir scippata mi fa anche girare abbastanza i coglioni.
Sì, son regazzini, sì fanno una vita del cazzo e sì certo bisognerebbe mettere in galera gli organizzatori che hanno messo in piedi tutto ciò, ma comunque a me di voltarmi e di trovare uno sconosciuto, pur se bambino, che ravana nel mio zainetto mi fa girar le balle.
Comunque oltre che a lamentarmi che le cose vanno male male molto male ma male e nascondere negli anfratti più profondi e infimi dello zainetto i miei beni terreni durante la tratta Barriera della Metropolitana –Stazione Centrale non è che posso far molto, visto che di calargli le mani in faccia o altrove non me la sento.
Ho però deciso che almeno sullo sfogo verbale non devo limitarmi, perché comunque a loro non gliene frega niente a prescindere, ma io almeno con la manifestazione sciolta e sincera dei miei sentimenti nei loro confronti mi libero dalle tossine, non mi faccio venire l’alopecia e comunque l’adrenalina in circolo non bisogna mica reprimerla che poi vengono le brutte malattie. Perché io valgo, comunque.
Stazione Centrale di Milano, venerdì 9 maggio ore 10.35.
La Inqui attraversa Galleria delle Carrozze, si sente come un peso interiore ma anche esteriore, si volta e trova mano di bambina zingara - con annessa bambina zingara - che ravana nel suo proprio diletto zainetto da concerti.
Sottrae l’amato bene alla ragazzina al grido di “CAZZO! “
Dodicenne zingara: “Scusa scusa!”
Inqui a voce stentorea e con occhi di bragia: “EH Scusa STO CAZZO E VAFFANCULO!”
Dod.zing.: “EEH dai dai!” e scappa ridendo (non so se l’ho già detto, ma sono impuniti e allegramente consapevoli di esserlo).
Inqui: “E DAI IL CAZZO E PORCATROIA!!!”
Signore di mezz’età con valigetta ventiquattrore e completo da uomo d’affari che cammina più avanti si volta al rumore della baruffa e vede la Inqui che apostrofa con termini da camallo una bambina etnicamente abbigliata, ed equivoca.
Signore cagacazzo alla Inqui: Eh ma senta, lei! EH!
Inqui (voltandosi con confuso generico desiderio di sangue): Sta parlando con me? (le componenti springsteeniane della domanda no, non sono casuali, e me ne vanto)
Signore: Eh sì, con lei. Eh ma senta eh! ‘ste parole, con una bambina, eh…
Inqui recuperando gli occhi di bragia e la voce stentorea: Una bambina cosa, COSA? quella bambina zingara lì che sta scappando dopo aver cercato di fregarmi il portafoglio? EH? una bambina cazzo cosa EH?
Signore cagacazzo con tono incerto e orecchie basse: E no… e non avevo capito, scusi.
Inqui: E non aveva capito no, CAZZO! e tu – alla ragazzina che si sta inabissando nei meandri della metropolitana – Tu! TU!!! HAI ROTTO I COGLIONI!!!
Poi mi rimetto la zainetto in spalla, mi volto serena e ne vado a lavorare bel bella.
Io, vi devo poi dire la verità, per questi momenti qua, peraltro, ci vivo.
Eheh.
"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".