Viaggio di ritorno verso Milano dopo il concerto di Roma delle Seeger SessionZ.

Kave: OOOH, ieri ero proprio attaccato al palco, e posso dirvi con assoluta certezza che Lisa Lowell è di una bruttezza raccapricciante, mamma mia, l’ho vista bene da vicino e sono ancora traumatizzato!

Padawan ( che durante tutto il tour ha rivelato una certa qual propensione alle grazie di Lisa, e ha continuato a dire quanto era contento che Bruce l’avesse portata in tour, perché c’ aveva proprio il suo bel perché, quella donna lì):
" Ennò, dai! ma come! NO, guarda che c’ha il suo bel perché quella donna lì!" ( appunto).

Kave : "Come no??? E’ un cesso inguardabile!"

Padawan :" Va bè, non sarà un’orchidea…"

Kave

: "Un’orchidea??? l’unico fiore al quale mi fa pensare è una rosa appassita, anzi no, un crisantemo morto, e ma non da mesi, da aaaaanni, proprio!"  
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18:56 of
martedì, 05 febbraio 2008

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Roma - Ultimo concerto delle Seeger Sessions in Italia.

Per questa serata io e il Pada abbiamo dei biglietti numerati, mentre Mike si butterà nel pit.

La sera prima del concerto stazioniamo un po’ davanti all’hotel di Bruce. Appare, ma che bello ma che gioia, la cabronica, e i miei amici la salutano. Lei quasi piangente confessa che le è toccata una sfiga terribile, perché ha perso da qualche parte tutti i suoi autografi e le sue foto con quelli della band.

Tutti, lei compresa, si voltano a guardarmi. Giuro. Mi sento come se nottetempo avessi fatto una capatina nella sua stonsa, le avessi sottratto il book, e poi zitta zitta avessi fatto una gita sul Vesuvio per farne giuste ceneri. Respingo con veemenza tali ingiustificati sospetti. Che poi non è che non l’avrei mai fatto. E’ che tra l’altro non so neanche dov’è, il Vesuvio.

Comunque l’attesa davanti all’hotel non produce significativi risultati, e così ce ne andiamo a dormire. Il giorno dopo, giornata campale.

Questi, i fatti:

Una signora inglese di circa sessant’anni che tutti noi fan abitualmente itineranti conosciamo almeno di vista perché viaggia per Bruce quanto e come noi, rimane vittima di un incidente la mattina del concerto. (E sì, per i non springsteeniani, ci sono signore sessantenni che sono quasi peggio di me, strano è strano, ma è così).

Mentre cammina lungo la strada a poca distanza dal palazzetto, una macchina fuori controllo invade il marciapiede e la travolge. La poveretta, per fortuna subito soccorsa, ( e già le è andata bene, parlando di sanità italiana ), riporta ferite molto gravi, tra cui la frattura del bacino. Tutti noi rimaniamo ovviamente molto scossi, e non si parla che di quello.

Queste, le conseguenze:

Siccome l’italico popolo, oltre che a fare il bue tende al melodramma, l’atteggiamento più diffuso è telefonare o messaggiare amici e parenti raccontando l’accaduto, per suscitare empatia, e poi buttare lì con tono da Momento Toccante appreso in Un posto al sole cose sospirose tipo - "EEEEH, io la conoscevo bene", con l’aggiunta ipocrita di un - Guarda, quasi non me la sento di andare al concerto stasera. ( seguirà Dibattito a Porta a Porta su La Sicurezza Stradale, un diritto e un dovere per i cittadini ).

Il clou della farsa è ovviamente fornito dal Piccolo Fascista, esimio Docente di Scacamenti di Cazzi Applicati.

Il Professore più nano e supponente del mondo è di nuovo in cattedra. Dopo la lezione di Storia ( La dittatura di Udine ) e quella di Latino ( Il Divide et impera a Perugia ), arriva la Lezione di Recitazione Metodo

Konstantin Sergeevič Stanislavskij: egli si aggira tutto sudataccio nel suo completo grigio topo con giubbetto marrone ( che dopo una settimanella in giro per lo Stivale a sudacchiare dietro a Bruce comincia a emanare lezzi ed aromi di un certo tipo, se mi capite) , e parlando anche un po’ da solo e asciugandosi la fronte ci mostra che l’esternazione delle emozioni interiori è in questo momento il suo forte, perché lui voleva bene alla signora, anzi loro due sono praticamente i migliori amici sulla terra, anzi lei lo voleva adottare, dandone l’annuncio proprio quella sera al concerto. Siccome sono in vena di buonismo, ammetto che probabilmente un po’ dispiaciuto lo fosse sul serio, via.

Ma perde ogni credibilità … va bè, non che gliene fosse rimasta, in effetti. Allora diciamo che rovina ogni singolo minimo momento di commozione che avrebbe altrimenti potuto suscitare quando a un certo punto schizza verso un cancello facendo ampi gesti per richiamare l’attenzione di uno della security, e gli dice in tono stizzito: "Vammi a chiamare Jerry, và!" ( Jerry è Jerry Fox, uno dei capi security di Bruce, uno dei suoi personal. Tutti noi che abbiamo fatto un minimo di file lo conosciamo. Nessuno di noi, a partire da Bruce, pensa di poterlo trattare come una pezza da piedi, ma il Piccolo Fascista è virile nonchè romano, nell’animo.)

Jerry, va detto, non è che si precipiti al richiamo di quello sconosciuto urlante e sudaticcio. Jerry è evidentemente abituato a trattare in tutto il mondo con sfigati cronici che sublimano la miserevolezza del proprio squallore esistenziale con fantasie sfrenate in cui vedono sé stessi come i migliori amici di Springsteen, alternati a fantasie in cui loro si trombano la Bellucci, oppure salvano il mondo dai meganoidi.

Così Jerry arriva piano piano, lemme lemme. Scurrado gli dice che deve informare Bruce di quello che è successo alla signora, e che Bruce quella sera durante il concerto deve dedicarle per questo motivo Atlantic city.

E’ interessante l’uso di questo imperativo riferito a Bruce. Davvero, starei ore ad ascoltarlo. Ma lui è un vero fan, d’altra parte, un appassionato coi controfiocchi, mica robetta come noi, e quindi può permettersi questo e altro.

-"Glielo devi dire, capito?" - e poi congeda Jerry con gesto magniloquente, e si allontana voltandogli le spalle.

"Deve dedicargliela!" - tuona al nulla camminando da solo - " E voglio vedere se non gliela dedica e ha il coraggio di mettersi lì e fare le sue solite faccine!" (qui siamo all’analisi critico-ragionata del Mito, cioè il Piccolo Fascista è così più fan di noi, più esperto, più avanti, più appassionato, più tutto, che sa lui cosa deve fare Bruce in scena, lo sa più di Bruce medesimo, ovviamente).

Ma ciò non basta. La figura da coglione supremo che sta facendo in questo momento sente che non può e non deve bastargli. Medita il Gesto Dimostrativo Estremo.

" E se non gliela dedica… se non gliela dedica… SE NON GLIELA DEDICA, ALLORA IO PRENDO E ME NE ESCO!!! SI’SI’ lo pianto lì, e me ne vado! AH, se non lo faccio!" - proclama, sperando di udire degli EEEEEEH e qualche OOOOOH di ammirazione da parte degli astanti. Gli astanti dormono per lo più, o meditano di finirlo a colpi di transenna, ‘sto nano indisponente.

D’altra parte gli astanti sono anche un po’ stanchini. La gestione della fila va massimamente avanti dalle undici del mattino in un certo modo che potremmo definire, come diceva Pierpaolo, ACDC, Alla Cazzo Di Cane. Questo poiché è rimasta in mano alle Due Massime Stronze, che se ne disinteressano supremamente. Già a mezzogiorno c’è gente che passa davanti spintonando, gente che ignora l’ordine di arrivo, gente ammassata che non si schioda, gente stravaccata che aspetta un appello o un gesto della security, e le due nefande bastarde, piantate davanti al cancello, non provano nemmeno a far finta che gliene importi qualcosa.

E allora qui ve lo devo dire, o genti springsteeniane: quelle due c’hanno ragione, c’hanno solo ragione. Sono due stronze opportuniste,e si comportano da tali, perché nessuno si oppone.

Sono sei concerti che loro e qualche altra infima carogna par loro ci sfracellano gli zebedei con la loro finta-Lista, co ‘sto ridicolo teatrino del facciamo gli Appelli e Gestiamo tutto noi non vi preoccupate, e nessuno li ha mai visti fare niente se non procurare a loro medesimi un bel posto in prima fila. Non fanno da intermediari con la security, non aiutano chi ha bisogno, non danno spiegazioni a chi le richiede, se ne strafottono di chi non sa bene come funzionano le cose e mentono pure spudoratamente. E perché mai non dovrebbero farlo? Gli è sempre andata bene, finora.

Noi, nonostante loro, siamo sempre entrati nel pit, bene o male. Sta a voi e all’importanza che ha Springsteen nel vostro cuoricino la prossima volta che ve li troverete davanti capire se volete subire, o mandarli subito e definitivamente a cagare, e provare a cambiare le cose.

Tornando alla Cronaca, e diamo un senso al nome di questo blog, perdio!, la giornata verso le diciassette raggiunge un suo apice, nel bene e nel male. La fila al cancello è immane, ingestibile, concentrica, assurda. Mike viene a far merenda con noi, (sì, noi siamo rockers merendosi, e per nulla al mondo ci rinunceremmo), e poi assicura che si metterà a menar le mani appena apriranno i cancelli, cosa che chiunque abbia un minimo di esperienze di file sa che dovrà fare. E’ una di quelle file anni ’80-‘90, nelle quali niente è degno di rispetto: ordine di arrivo, sesso, età, ore di fila fatte, nulla di tutto ciò ha un senso. Quando si aprono i cancelli bisogna sfondare, spingere, restare in piedi, spingere, avanzare, dare qualche calcio e parecchi spintoni, e spingere spingere spingere . Questo, se non si è signorine nell’animo, ovviamente, e se davvero si vuole andare avanti. Altrimenti si fanno passare gli assatanati, e si entra con calma dopo. Se si rimane e si fa a botte, c’è però la sempre allettante possibilità di rifilare qualche sano colpo di striscio alle due stronze, se sono nelle vicinanze.

Il Nano Fascista tenta l’ultimo colpo a una certa ora, in cui si fa ergere da due amici compiacenti su una transenna, e impone il proprio verbo (poiché siccome è fascista, non sa che nelle assemblee è uso e consuetudine civile chiederla, la parola) con l’ultima zampata di questo tour, il Gesto Dimostrativo Terminale:

-"Allora, siccome sappiamo tutti che oggi è successo un incidente grave a una nostra cara amica, e siamo tutti sconvolti, e quindi abbiamo deciso in segno di rispetto di non correre appena aprono i cancelli ma di fare per una volta tanto i civili ed entrare tutti piano, in fila e senza correre"

Gli astanti, comprese le due bovine, ovviamente lo ignorano, e ma proprio di bestia, tra l'altro.

Quando si aprono i cancelli, si scatenano i mastini della guerra. Va detto che si è visto di peggio, per esempio a San Siro 2003 per l’accesso al pit.

Mike riesce a entrare nel pit, Kave no ma prende la transenna pre-pit, il Pada ed io siamo in tribuna numerata. Prima che inizi, ci cerchiamo tutti e quattro con uno sguardo, un sms, un salutino con la mano per essere sicuri che tutto vada bene, e poi ci godiamo il concerto, che è stratosfericamente ricco e godurioso.

E’ l’ultimo che vedremo, tra l’altro, per un po’.

Ma, Dio piacendo, non per molto.

Il giorno dopo le nostre strade, nostre di noi amici, e nostre di noi con Bruce, si dividono di nuovo. E' triste a volte tutto ciò, e anche tanto. Ma in tutti questi anni itineranti dietro a Bruce una cosa almeno l'abbiamo imparata: che se avessimo da vivere solo venti ore, ne vorremmo passare diciotto così, con gli altri del gruppo su una strada che ci porta a un concerto di Bruce.

E allora, essere tristi per cosa?

Alla prossima, banda di eroi.  

 

Inquisit's confidence was a little rusty at
20:54 of
martedì, 09 ottobre 2007

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"E d'un tratto capii che il pensare è per gli stupidi, mentre i cervelluti si affidano all'ispirazione".